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Andrea Mantegna e la donazione de Mabilia alla Cattedrale di Montepeloso


La presente pubblicazione, a cura della dott.ssa Clara Gelao (direttrice della Pinacoteca Provinciale di Bari), non è una originale provocazione ma la certificata cronaca di un sensazionale rinvenimento. L’autrice, infatti, dopo attenti studi delle fonti di archivio e rigorose analisi stilistiche, ha scoperto che una scultura in pietra dipinta raffigurante S. Eufemia, conservata nella Cattedrale di Irsina, è attribuibile al grande artista rinascimentale Andrea Mantegna.
La ricerca è partita dall’analisi di un poemetto in latino composto nel tardo Cinquecento da Pasquale Verrone, Arcidiacono di Montepeloso (attuale Irsina).
Il testo è dedicato a Santa Eufemia, la Patrona di Irsina, e dà notizia di una donazione effettuata a favore della cattedrale del paese dal sacerdote Roberto de Mabilia, rettore della chiesa di San Daniele a Padova ma originario della stessa Montepeloso.
La donazione comprendeva, oltre le reliquie della Santa, un dipinto raffigurante S. Eufemia, opera di Andrea Mantegna; un fonte battesimale; un Crocifisso (proveniente dalla bottega del Donatello); due statue marmoree di cui una ritraente la Madonna con Bambino (attribuita a Nicolò de Pizolo), l’altra ancora S. Eufemia. L’autore cita anche tre libri miniati e un dipinto sul tema della Morte della Vergine che sono andati però perduti.
Primo rimarchevole risultato della ricerca è stato appurare che la ‘S. Eufemia’ del Mantegna, oggi nella Galleria Nazionale di Capodimonte, era dunque, in origine, ubicata nella cattedrale di Irsina. Scrive infatti il Verrone: “Egli portò l’immagine della Santa, dipinta dalle dita dell’eccellente Andrea, al quale è dato il cognome di grande onore Mantegna”. Che l’identificazione sia esatta lo prova poi la descrizione minuziosa dell’immagine della Santa del tutto conforme alla raffigurazione data dal Mantegna nella tela di Capodimonte.
Ma la scoperta principale riguarda la statua lapidea inclusa nella ‘donazione De Mabilia’ e ritraente sempre la santa protettrice.
Quest’opera, di altissimo valore artistico, è stata riconosciuta come una eccezionale, rarissima testimonianza dell’attività scultorea di Andrea Mantegna, eseguita nel suo fecondo periodo padovano, poco prima del 1454.
Le qualità di modellato della statua sono assolutamente straordinarie; osservandola con attenzione si colgono spiccati caratteri ‘mantegneschi’ e molte affinità stilistiche con le opere pittoriche del Mantegna.
Il volume, riccamente illustrato, riporta il lungo percorso di ricerca che ha consentito alla dott.ssa Gelao di giungere a questa importantissima scoperta.

Lo studio rappresenta una tappa del cammino intrapreso da Zétema per diffondere ed ampliare la conoscenza storica ed artistica della regione lucana. Il lavoro della Gelao può essere inteso come un necessario tassello di ricomposizione della nostra storia e della nostra qualità culturale.
Sfuggendo ai ricorrenti stereotipi di una convenzionale informazione, la Basilicata non si rivela una terra inerte e spenta, coperta di povertà e di grigiore, periferia triste di un centro irraggiungibile.
La Basilicata, pur condizionata dalla modesta dimensione spaziale e dalla asprezza dell’ambiente naturale, ha seguito, con pari dignità, i ritmi positivi e negativi del Mezzogiorno d’Italia.
Le comunità conventuali, le chiese matrici, le università, studiosi illuminati hanno sempre rappresentato cellule vitali e sedimenti culturali, tenendo attivo il rapporto ed il confronto con le aree più evolute del Paese presenti lungo la dorsale adriatica sino a Venezia e lungo quella tirrenica per Napoli e Roma.
La autorevolezza di una testimonianza artistica, sorprendentemente “scoperta in casa”, può certamente servire a superare il senso di esclusione che spesso aleggia nei nostri paesi e nelle nostre popolazioni e a dare valore alla risorsa rappresentata dalla nostra storia.






 

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