La Casa di Ortega – Il Museo delle Arti applicate    
 Progetto di recupero e valorizzazione  
  Progettazione: Fondazione Zétema
  Direzione lavori: ing. Sante Lomurno - Studio Sdia, Matera
  Supervizione artistica: Giuseppe Mitarotonda
 

Il progetto della ‘Casa di Ortega’ è il frutto di un’azione culturale volta a testimoniare la presenza in Matera del grande artista spagnolo Josè Ortega e a favorire la riscoperta e la valorizzazione della tradizione artigiana locale.
L’intervento, diviso in tre stralci, punta al recupero esemplare di un ampio complesso edilizio, situato nel Sasso Barisano, destinato a spazio museale e ad area per la creazione, esposizione e promozione dei manufatti artigianali di pregio.
Il 28 settembre 2014 è stato inaugurato il primo stralcio del più ampio progetto che prevede l’attivazione nell’attiguo Palazzo Gattini (in parte nella disponibilità giuridica della fondazione materana) del “quartiere degli artieri” (secondo stralcio) e la salvaguardia della Torre Metellana (terzo stralcio).
Il filo conduttore del progetto parte dalle produzioni pittoriche del grande artista spagnolo Josè Ortega, realizzate in Matera negli anni 70, utilizzando tecniche e materiali dell’artigianato artistico locale. Ortega, infatti, volle sublimare nella sua ispirazione artistica il prodotto artigianale più popolare e più emblematico della città dei Sassi: la cartapesta. Egli confessò che i cartapestai di Matera gli avevano fatto scoprire la “tridimensionalità” della pittura.
Nell’edificio, un tempo fortilizio longobardo, posto in una posizione dominante e di grande suggestione ambientale, sono quindi esposte le opere eseguite dal pittore iberico durante il suo soggiorno a Matera e da lui affidate agli amici del Circolo ‘La Scaletta’. Si tratta di venti bassorilievi policromi in cartapesta (cm. 130x130) formanti le due serie narrative “Muerte y Nascimiento” e “Pasaron”.
Si è voluto realizzare un intervento di recupero esemplare e, seguendo un’idea dello stesso Ortega, gli ambienti sono stati arredati riproponendone la destinazione d’uso domestica (cucina, sala da pranzo, camera da letto, soggiorno) e impreziositi dalla presenza di mobili e decorazioni che incorniciano visivamente le opere facendo emergere il reciproco arricchimento tra arte nobile e antichi mestieri. Fu proprio Ortega, infatti, a proporre di non relegare le sue opere su nude pareti ma di farle vivere in ambienti organizzati dalla presenza di prodotti e di oggetti destinati alla fruizione quotidiana. In tale prospettiva si realizza una simbiosi straordinaria tra le creazioni dell’artista e le nuove produzioni dell’artigianato locale, capace di polarizzare un fecondo e rinnovato interesse. Più precisamente si mira a trasferire la cultura dei materiali e delle forme tradizionali nell’arredamento di una dimora moderna. Per questo, le antiche manualità sul tufo, sulla terracotta, sulla ceramica, sul legno, sul ferro, sulla cartapesta, sulla stoffa si esprimono in funzione di un loro uso concreto per l’arredamento dell’abitazione. L’obiettivo è quello di riaffermare il modello antico della capacità e della manualità artigiane per trasferirlo nella contemporaneità. E’ la riscoperta di un legame tra identità e manualità, tra artigianato e arte. Il recupero di competenze e di connessioni perdute, di abilità artigiane andate smarrite.
L’originalità del progetto risiede nel riproporre la feconda contiguità tra arte e artigianato secondo i vissuti canoni dell’umanesimo, dove l’arte si coltivava nelle botteghe e gli artisti divenivano tali solo se prima fossero stati ottimi artigiani. In questa prospettiva ci si accinge al recupero di Palazzo Gattini per realizzare residenze di artisti e botteghe artigiane, tonificate da qualificate filiere formative. In conclusione il progetto della ‘Casa di Ortega’ ruota su tre strategie: esporre opere d’arte contemporanea in uno dei luoghi più antichi del mondo; realizzare un’inedita area promozionale della più qualificata produzione artigianale territoriale, ricomponendo la divisione tra mondo dell’arte e mondo del lavoro, tipica della nostra società, ma non delle antiche botteghe artigiane ove arte e mestieri si fondevano; organizzare incontri diretti valorizzare e promuovere le produzioni enogastronomiche di un’area territoriale portatrice di esclusivi valori nutrizionali: il mangiare mediterraneo e il bere mediterraneo.


L’edificio prescelto ricade nel nucleo originario della città di Matera e faceva parte del presidio difensivo organizzato dai Longobardi durante il loro dominio. La funzione di fortilizio è ancora ben presente nella parte esposta a Nord del fabbricato che, a strapiombo, domina il torrente Gravina. Del periodo medievale è ben presente un vano adibito a cappella con volta a costoloni e con nicchia absidale successivamente trasformata in finestra. Il luogo è stato nel tempo via via alterato e reso coerente con nuove funzioni e in particolare con quelle residenziali. Nel tardo Seicento l’intero edificio ha subìto un’opera di rimodulazione, con l’ampliamento degli ambienti posti ad est, con la costruzione del portale d’ingresso e della balconata impreziosita da colonnine lavorate. L’immobile, a seguito delle leggi di risanamento dei Sassi, è stato svuotato dei suoi originari abitanti ed è stato per oltre trent’anni abbandonato e non utilizzato. Negli anni 70 venne in parte acquistato direttamente dall’artista spagnolo Josè Ortega e, dopo la sua morte, i suoi eredi hanno autorizzato la donazione del palazzo alla Fondazione Zétema con il vincolo di destinazione museale. Ora, grazie al realizzato progetto, è stato restituito ad una qualificata funzione culturale.

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